MARIA RITA
GANDRA
Curriculum
Formazione
Danza orientale
Tango argentino
Testo storico
danze Caraibiche
Storia della Coreografia
L'arte della
Danza Orientale
Dalle radici
afrocubane
alla salsa
Congressi
internazionali
Danze Orientali
EVENTI
Gli antichi greci vedevano nell’ordine formale della danza un esempio di perfetta armonia tra mente e corpo ed in questo senso la danza era ricorrente nelle feste religiose, nei matrimoni ed ai funerali. La danza era composta e solenne nella tragedia, dinamica e talvolta erotica nella commedia.
Dovunque la danza prosperi e quali siano i movimenti del corpo preferiti delle varie culture, essa è rappresentata da due generi fondamentali:

1. Uno è soprattutto a uso dei danzatori che lo eseguono per il loro divertimento. Le “danze popolari” e le “danze di sala da ballo” sono esempi di questa forma, basata sul presupposto che balli come il valzer possano essere piacevoli a guardare ma lo siano ancora di più ad eseguirli.

2. L’altro fondamentale modo di danza pone l’assunto che ai suoi movimenti si assista soltanto e con diletto. Questo modo chiamato anche “danza teatrale” comprende varie maniere differenziate, come il balletto, la danza moderna – contemporanea, il No giapponese, gli intermezzi corali della tragedia greca.
La Danza Teatrale Occidentale si colloca geograficamente in quei paesi d’occidente in cui nacque il balletto, di tradizione europea, ivi compresa la Russia ed i paesi che, solo per contrapposizione politiche, vengono iscritti nel concetto di Europa Orientale. Infine il balletto di marca nordamericana, più libero dagli schemi e dai canoni tradizionali, produce ciò che diverrà la danza moderna.

La danza non è l’unica forma di movimento a cui la gente piace assistere o partecipare. Anche lo sport è un’attività basata sul movimento: il calcio, il tennis, il nuoto per esempio sono attività motorie che possono essere considerati sport di spettacolari e certi movimenti della scherma e della pallacanestro sono stati paragonati alla danza.[5]

Nella danza l’eccitazione suscitata sia nel pubblico che nei ballerini è basata su forti sentimenti che coinvolgono diverse sfere delle emozioni umane, basate per i ballerini sull’autogratificazione estetica mentre per il pubblico sulla gratificante fruizione estetica.
Nello sport l’eccitazione si basa sull’attività competitiva e agonistica che determina una sorta di conpartecipazione del pubblico allo spettacolo della “danza”.

In una situazione di Danza Sportiva, oggi, in un contesto federativo, le forti emozioni della danza si sommano a quelle dello sport, ottenendo delle forme di Espressione del Movimento che sono al contempo competitive ed autosignificanti, forme estetiche che si pongono in quanto tali sul paino dell’agonismo sportivo.

La competizione nella danza sportiva porta la danza a basarsi su convenzioni che possono essere di diversa origine e provenienza. Le danze folcloristiche e popolari, in quanto balli in continua trasformazione perché “vive” come la cultura dei popoli che le animano, saranno soggette ad una codificazione di regole “dinamiche”, vale a dire con possibili trasformazioni in adeguamento alle discipline. Le danze standard, in quanto danze “create” in funzione della competizione, saranno e rimarranno legate ad una codificazione standard fissa, in cui eventuali cambiamenti avverranno solo nei caso limite di grandi trasformazioni di tipo sociale. Le danze artistiche infine saranno sicuramente legate alla forma di codificazione estetica, che è dinamica e legata ai processi di significazione delle opere analizzate dal punto di vista tecnico di esecuzione e artistico di espressione.
6. QUANDO SI PARLA DI DANZA CLASSICA ACCADEMICA D’OCCIDENTE

La musica “parla” in italiano, i termini che leggiamo in partitura sono italiani ( presto, moderato, allegro e così via); la danza occidentale invece si “esprime” in francese, perché il balletto come oggi noi lo concepiamo è nato in Francia.

Le posizioni di base, quelle che sono l’inizio della grammatica accademica, sono state indicate nel 1588 da Arbeau Beauchamp e da Pierre Rameau nel Settecento.
Le posizioni fondamentali sono cinque:

1. la PRIMA: punte divaricate in linea retta e talloni uniti.
2. la SECONDA: sempre sulla stessa linea retta le punte, ma i talloni sono distanziati fra loro della lunghezza di un piede.
3. la TERZA: sulla stessa linea, i piedi aderiscono uno davanti l’altro a metà.
4. la QUARTA: allo stesso modo, un piede staccato dall’altro in avanti, la distanza è sempre quella di un piede.
5. la QUINTA: piede con la punta dell’uno che tocca il tallone dell’altro, a differenza della terza, uno copre l’altro.

Queste posizioni “assolute” sono eseguite a terra, a mezza punta (demi-pointe) e sulle punte (pointes): il piede è quindi piatto a terra, o sollevato a metà, o del tutto.[6]
Vediamo altri termini importanti:

1. ADAGIO: danza in tempo lento, piena di grazia e con movimenti controllati.
2. ALLEGRO: il contrario di adagio, danza fresca e veloce, i passi in elevazione dal suolo sono forme dell’allegro.
3. ARABESQUE: posizione in cui il danzatore sta fermo su una gamba, e con l’altra tesa all’indietro e sollevata ad angolo; le braccia possono seguire le stesse linee oppure seguire differenti angolature.
4. ASSEMBLÉ: un salto con atterraggio di ambedue le gambe in posizione chiusa.
5. A TERRE: passi che non si staccano dal suolo.
6. ATTITUDE: posizione fondamentale, descritta da Carlo Blasi a imitazione del Mercurio del Giambologna: una gamba è diritta a terra, l’altra sollevata e piegata all’indietro, un braccio è sollevato armoniosamente proseguendo la linea della gamba a terra.
7. BALLET BLANC: il balletto romantico, con candidi tutù.
8. BALLET D’ACTION: balletto con trama, in cui accadono fatti che vengono raccontati.
9. BALLON: indica la capacità del danzatore di stare in aria, staccato da terra, in elevazione con ritorno morbido ( da Jean Ballon ballerino del 1676).
10. BARRE: la sbarra, ovvero l’attrezzo che serve per gli esercizi di danza.
11. BATTEMENT: il movimento di una gamba che passa da una posizione ad un’altra.
12. BATTERIE: il movimento di un piede che batte contro l’altro, o i due piedi che battono insieme ; secondo la difficoltà e l’elevazione da terra si parla di grane e petite batterie.
13. BRISÉ: movimento spezzato ; quando un danzatore si alza dal suolo, batte una gamba contro l’altra, e ritorna in posizione.
14. CABRIOLE: grande batterie; le gambe battono insieme in aria.
15. CARACTÈRE: la danza di carattere, riguarda i balli nazionali e folcloristici.
16. DANSEUR NOBLE: il danzatore classico, partner della ballerina nei balletti classici.
17. DEVELOPPÈ: quando una gamba si distacca dall’altra che resta al suolo; movimento graduale, ed in varia estensione e altezza.
18. DIVERTISSEMENT: danza o danze che stanno in sé nel racconto del balletto.
19. ECHAPPÉ: movimento vigoroso, coi piedi del danzatore che “scappano” dalla posizione chiusa in una aperta, per esempio, con un salto in avanti.
20. ENTRECHAT: passi battuti in elevazione,col danzatore che si solleva in aria incrociando i piedi più volte velocemente, fino a ricadere a terra; le punte sono rivolte in basso.
21. FOUTTÉ: da frustata; en tournant ovvero girando; una gamba è diritta al suolo, l’altra muove nell’aria; è un passo o salto di grande effetto, in cui il ballerino dà l’idea di liberarsi in aria senza peso, nello spazio; l’atterraggio avviene su di un unico piede, nel modo più morbido possibile.
22. GETÉ: un salto con gamba gettata in avanti ed in alto, con il corpo in traiettoria verticale ( petit jeté ), in orizzontale ( grand jeté ) e con giri laterali ( jeté entournant ); avviene su di un unico piede nel modo più morbido possibile; l’effetto è quello di un corpo senza peso che si libera nello spazio, di grande impatto visivo.
23. MANEGÈ: termine di origine circense che indica un cerchio immaginario percorso dal ballerino con “giri” o tours piuttosto acrobatici.
24. PAS D’ACTION: l’azione nella danza; combinazione di danza e mimica; relazione tra due personaggi; componente teatrale o drammatica del balletto.
25. PAS DE DEUX: il duetto di danza tra uomo e donna; la versione originale consta di cinque parti: entré – adagio – variazioni della ballerina - el danzatore – coda; per estensione PAS DE TROIS, PAS DE QUATRE e così via.
26. PIROUETTE : giro completo su un piede; il suo svolgimento può essere complicato e dare vita a figurazioni fra le più diverse.
27. PLIÈ: movimento in cui il ballerino piega le ginocchia; in genere precede una elevazione.
28. PORT DE BRAS: con questo termine si indica il portamento e il moto delle braccia.
29. RELEVÈ: elevazione del corpo del danzatore sulla punta o sulla mezza punta.
30. RÉVERENCE: un profondo inchino.
31. ROND DE JAMBE: movimento rotatorio della gamba, che può anche essere eseguito en l’air.
32. SISONNE: movimento della danza col quale le due gambe a forbice passano, saltando dall’appoggio sui due piedi, alla ricaduta su uno solo; deriva probabilmente dal francese ciseaux che significa forbici.
33. TOUR: giro, piroetta al femminile.
34. TOUR EN L’AIR: giro aereo, che il danzatore compie partendo dalla quinta posizione e tornando dove era prima; passo virtuosistico: tre tours en l’air sono già il massimo possibile.
35. VARIATION: sinonimo di pas seul, è la danza a solo di una persona.
Queste sono le principali voci del dizionario della danza accademica, codificata per secoli e tutt’ora viva. O se vogliamo il suo scheletro, sul quale si può applicare ogni sorta di ornamento. Anche la danza moderna usa a suo modo passi e posizioni di derivazione classica, ma ovviamente diverso è l’enchaînement ovvero il legame fra i passi ( il “legato musicale”).
I termini che si usano per la danza classica sono accettati anche dalla danza moderna, come base di lavoro e riferimento pratico. Il dizionario della modern dance è del resto semplice e realistico sia che riguardi il movimento del corpo che l’attività a terra.

Come dimostra Martha Graham, tutto parte dai termini di contrazione e rilassamento; poi si parla di caduta e di rapporto quasi fisiologico con la terra, come avviene con l’impostazione delle danze archetipe, orientali e africane.
Oggi, per la danza moderna e contemporanea, i termini linguistici sono molto più approfonditi e inglobano tutta una serie di posture legate al “senso” e “significato” che esse acquistano in relazione interattiva con gli altri elementi coreografici

7. LA DANZA COME LINGUAGGIO
Prendere le mosse da una considerazione “linguistica” della danza, che ne prefiguri metodicamente lo statuto di “linguaggio cinesico”, significa anche perdersi in un ginepraio di ambiguità. A rigore “semantico” ogni segno acquisisce un senso determinato e costante solo se incluso all’interno di un contesto semiotico comune, un codice di segni condiviso, costruito attraverso la pratica sociale. Se le cose stessero così la soluzione sembrerebbe a portata di mano.

Purtroppo il linguaggio della danza è oscuro perché non ne conosciamo tutt’ora il vocabolario. “Un” vocabolario della danza non esiste; forse non può esistere oppure probabilmente nessuno lo ha mai desiderato.
Una cosa è certa, la danza, più di ogni altra forma di processo di significazione umana, è fortemente simbolica. Essa è un veicolo di “forme significanti” che si concretizzano nel corpo ed i suoi movimenti.
Secondo Merleau-Ponty è attraverso la misurabilità del corpo che l’uomo definisce il mondo attorno a sé.
Il corpo, per primo, realizza un’organizzazione simbolica dello spazio
Il corpo è il primo oggetto polisemico e ognuno dei significati che incarna origina un ordine simbolico differente; si pensi alle strutture della realtà, alle visioni del mondo corrispondenti alle figure del corpo come cadavere, animale, robot o manichino.

Il corpo fa cenno alla massiccia opacità di un “in-sé” pre-verbale di dischiudersi fenomenologicamente in un mondo del significato e in uno stato di natura originario, opposto a quello culturale, in cui il segno linguistico convenzionale, la parola, è assente.[7]
La prima forma di “espressione” umana è il gesto, inteso nella sua valenza simbolica originaria, che precede ogni azione funzionalista e si pone come inizio del processo di significazione.

Nell’Arte e nella Danza si assiste ad una perdita a causa del potenziale di astrazione di cui esse sono portatrici che realizza, attraverso il linguaggio espressivo, un allontanamento dall’intuizione sensibile.
[1] Tale argomento è correlato all’approfondimento sulle “posture” delle tre categorie trattate a livello pratico.
[2] In cerca di danza, Cristian Muscelli, Ed.Cost&Nolan, 1999, Ancona-Milano, cap. Nietzsche e una filosofia della danza come sì alla vita di Barbara Elia, pag. 81-87.
[3] “esperire” inteso come categoria dell’esperienza, di fondamentale importanza per lo studio del rapporto tra filosofia e danza.
[4]L’anima e la danza, Paul Valèry, 1921, pag. 10-31.
[5] La Danza, Jack Anderson, Ivi, pag. 7-8.
[6] La Danza ed il Balletto, Mario Pasi, Ed. Ricordi Giunti Martello,1983.
[7] In cerca di danza, Ivi, pag. 6-11.
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